<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss xmlns:iweb="http://www.apple.com/iweb" version="2.0">
  <channel>
    <title></title>
    <link>http://www.meditango.com/shows/Blog/Blog.html</link>
    <description> </description>
    <generator>iWeb 3.0.4</generator>
    <image>
      <url>http://www.meditango.com/shows/Blog/Blog_files/am-filtered.jpg</url>
      <link>http://www.meditango.com/shows/Blog/Blog.html</link>
    </image>
    <item>
      <title>PALABRAS /WORDS</title>
      <link>http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2011/5/9_PALABRAS__WORDS.html</link>
      <guid isPermaLink="false">61d5a02c-a43b-45e9-b70d-f18cb419c532</guid>
      <pubDate>Mon, 9 May 2011 15:46:03 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2011/5/9_PALABRAS__WORDS_files/222341_1956458882212_1564943889_32047699_4732690_n.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.meditango.com/shows/Blog/Media/object002_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:254px; height:301px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt; </description>
      <enclosure url="http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2011/5/9_PALABRAS__WORDS_files/222341_1956458882212_1564943889_32047699_4732690_n.jpg" length="70986" type="image/jpeg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Kind of Blue</title>
      <link>http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/27_Kind_of_Blue.html</link>
      <guid isPermaLink="false">37f03a63-5925-47be-9784-5722cc426a41</guid>
      <pubDate>Wed, 27 May 2009 11:53:16 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/27_Kind_of_Blue_files/62274455_4828da7e87_o.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.meditango.com/shows/Blog/Media/object015_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:254px; height:135px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Mi dica, cosa dovrei provare precisamente ? - Mi riferisco alle emozioni comuni: dolore, rimorso, amore. - Sí, non ho questi sentimenti. (Bob Dylan, un´intervista) &lt;br/&gt;Una co-produzione Centro Teatro Ateneo - Univ. La Sapienza di Roma, Meditango e meditangofestival&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;Teatro Eduardo De Filippo dal 17 al 21 dicembre 2008&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Kind of Blue è uno spettacolo nato come spettacolo di danza. Si prendeva l'intero disco di Miles Davis e si faceva un esperimento con dieci danzatori di tango. Uno stimolo per me a coreografare musica non &amp;quot;tipica&amp;quot;, cosa che di solito mi apre movimenti coreografici nuovi, innovativi - se non altro per me.  Poi sono accadute cose inaspettate - anche se io in fondo non mi aspetto mai nulla. Fra tutte l'idea di far co-produrre la cosa al Teatro Ateneo. Di qui l'inserimento di ragazzi, attori, che hanno lavorato molto bene. Ne abbiamo scelti sei, su trenta circa. Questo evento, unitamente ad un'evoluzione naturale delle idee, ha quindi modificato la struttura stessa dello spettacolo, che ha mantenuto il titolo - &amp;quot;Blue&amp;quot; in fondo sta per malinconia, nostalgia, 'saudade' - e un brano solo &amp;quot;So What&amp;quot; dal disco di cui sopra. E' diventato invece un affresco emozionale dell'America, una cronologia non didascalica di eventi della sua storia. Il perché della scelta mi è sconosciuto, e ovviamente non del tutto. Ogni cosa che penso (non vorrei dire pensiamo, non mi interessa creare una regola) ha a che fare con intenzioni profonde, con l'infanzia, con i simboli, con la madre, l'amore, l'affettività. In questo senso, chissà cosa significa &amp;quot;America&amp;quot;, per me.   Lo spettacolo si apre con una messa in scena della traccia voce della poesia &amp;quot;America&amp;quot; di Allen Ginsberg, come una dichiarazione d'intenti. Poi si apre il video, da un film di Gardel dal titolo inequivocabile: El Tango in Broadway ! La prima parte dello spettacolo tenta di ricostruire un ponte, un filo rosso tra la nascita del Tango e la nascita del blues. Molti simboli, suoni sono in comune. L'apporto dei neri, il comune ricorrere al mondo dei bianchi per fare successo. Gardel si sveglia, chiama quattro ragazzette americane, apre la finestra e dice &amp;quot;look, New York!&amp;quot;, poi si arrabbia con il cameriere che gli parla americano, dicendogli &amp;quot;hablàme criollo !&amp;quot;. E' un dato di fatto: Gardel in patria non sarebbe stato Gardel. E' una sorte comune ai fenomeni culturali argentini. In questo senso il &amp;quot;mito argentino&amp;quot; è intrinsecamente un &amp;quot;mito americano&amp;quot;. E la radice comune di entrambi è in quel documentario di Scorsese in cui un musicista africano dice ad un altro musicista nero, americano: &amp;quot;non ci sono neri 'americani', ci sono neri ' in America' &amp;quot;.  Sulle note di qualche standard jazz facciamo qualche esperimento di videodanza, del tipo che i danzatori danzano con loro stessi, o con altri in video, si salutano, creando una sincronia che dovrebbe abituare ala fruizione disincantata di questi diversi livelli. La seconda parte &amp;quot;be-bop&amp;quot; si chiude con un brano che i ragazzi inscenano e che tratta dell'episodio del &amp;quot;pestaggio&amp;quot; di Miles Davis, picchiato da un poliziotto che lo chiama &amp;quot;negro di merda&amp;quot; fuori da un locale, senza motivo. L'episodio condiziona la sua vita, la sua fede nell'America, nella società in genere. Balliamo Miles - e vi assicuro che di per sé è monumentale (!). La terza parte si apre con una versione molto sopra le righe, caratteristica, di &amp;quot;With God on our side&amp;quot; di Dylan - gli attori sono sei, caratterizzano (sono santoni, ufficiali, ninja) per preparare al messaggio finale.  </description>
      <enclosure url="http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/27_Kind_of_Blue_files/62274455_4828da7e87_o.jpg" length="165946" type="image/jpeg"/>
    </item>
    <item>
      <title>generatio#3</title>
      <link>http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/26_Voce_1.html</link>
      <guid isPermaLink="false">d349823f-0262-479e-b454-acc0692e47b8</guid>
      <pubDate>Tue, 26 May 2009 20:26:26 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/26_Voce_1_files/gen3_bg.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.meditango.com/shows/Blog/Media/object016_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:254px; height:135px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Con generatio#3 ho cercato di costruire uno spettacolo che desse l'impressione di reggersi da solo, senza l'intervento umano. Penso sia qualcosa di simile a quella che si definisce una &amp;quot;installazione&amp;quot;. Ho puntato in primo luogo sulle sensazioni. Su quei mutamenti che intervengono in noi senza alcun volere. Non si può &amp;quot;non sentire&amp;quot; il vento o &amp;quot;non vedere&amp;quot; una luce, “non avere” paura. Più di un trattato di semiologia, che lascio a chi ne sa molto più di me, lo spettacolo vuole essere una riflessione sul senso delle parole, sul loro ruolo nella definizione del mondo, sulla loro verità. Vorrei tentare di ricercare come parola e cosa non si appartengano totalmente. Uno straccio, una via: perché nella definizione delle cose vive costantemente quell'inclinazione assolutamente personale a unire parola e cosa, inclinazione che è simbolo di libertà e possibilità. Allo stesso tempo: trovare uno o più gesti meccanici attraverso i quali descrivere l'eterno ritorno della scena; un gesto, un oggetto che siano all'inizio come al termine della scena, e che dica quanto questi oggetti ci siano sempre stati e sempre ci saranno. Indipendentemente da noi. La voce. Sarà &amp;quot;in-umana&amp;quot;, a dimostrare quanto l'uomo tenda ad essere dispensabile, a scomparire, a fare in modo che le cose vivano di vita autonoma.  La solitudine delle cose che si definiscono da sole. La solitudine. L'oggetto è SOLO. Non cerca collaborazioni o empatie. Questo è il senso dell'IN-animato; che non ha necessità di interagire.  (... Sono sempre stato inquietato dalle voci artificiali prodotte da computer. Mi hanno sempre lasciato la sensazione ed il pensiero che gli oggetti potessero esistere indipendentemente dall'uomo che li aveva creati ...) La sostanzialità della macchina è la sua voce. E la meccanicità è, in fondo, un nulla. Basta staccare la spina. La meccanicità ci restituisce indirettamente il significato della morte. L'essenza stessa della vita è un gesto comune a tutti, quello del morire, in cui a nulla vale la volontà. Dinnanzi all’estrema libertà di potersi pensare finito finalmente si percepisce la dinamica libertà di poter chiamare le cose con il loro nome, che è poi quello che più appartiene a noi stessi e all’essere stesso delle cose. Ringrazio i miei collaboratori, in particolar modo Andrea Di Paolo, che mi ha aperto gli occhi su una realtà musicale contemporanea che in quel momento e tuttora descrive appieno quello che sento. Ed Emilio Garroni, professore di Estetica appena scomparso, che ebbe, ormai più di dieci anni fa, la briga di farmi laureare. E che mi illuminò per sempre, sinceramente e senza volere. Mia madre, infine, per avermi finalmente detto qualcosa a parole mie.&lt;br/&gt;ac</description>
      <enclosure url="http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/26_Voce_1_files/gen3_bg.jpg" length="62361" type="image/jpeg"/>
    </item>
    <item>
      <title>I Milonghèris</title>
      <link>http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_I_Milongheris.html</link>
      <guid isPermaLink="false">af9e6298-a772-46a0-aa84-faf61c90f166</guid>
      <pubDate>Mon, 25 May 2009 21:06:17 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_I_Milongheris_files/I%20milongheris%20046.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.meditango.com/shows/Blog/Media/object017_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:254px; height:147px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;Conservo ancora i tagliandi riempiti di improperi da parte di alcuni spettatori infastiditi dallo spettacolo, riconsegnati al botteghino. Ma la reazione più tipica è stata quella di crederci.&lt;br/&gt;Sei ballerini di Tango sono stati selezionati per concorrere in una gara di Tango intervallata dal racconto di storie personali, nella cifra stilistica di certe trasmissioni &amp;quot;spione&amp;quot; della vita di ciascuno, e che ci riconsegnano un significato apparentemente puro in realtà così coinvolgente da presupporre un architettura di fondo e prestabilita. Barbara racconta una storia d'amore e un dramma familiare, Alessandro un amore ritrovato dopo vent'anni, Armando una lettera non inviata che gli condizionerà la vita. E via dicendo. Tutti poi concorrono ballando, estratti a sorte. Il pubblico parteggia, scrive il suo giudizio su un formulario consegnatogli all'ingresso. Tutto sembra procedere e c'è anche chi è infastidito e dice &amp;quot;anche Cantarelli è caduto nel gorgo del reality, che vergogna !&amp;quot;, oppure chi scrive su internet &amp;quot;io non andrò per protesta contro i reality&amp;quot;, oppure ancora chi mi accusa di nazismo per la frase della locandina, una inequivocabile &amp;quot;Arbeit macht frei&amp;quot; di memoria terribile, ma senza chiedersi come mai è stata messa lì !&lt;br/&gt;La gara ovviamente è falsa e una battuta verso il regista (attore, una voce dal microfono, dall'alto) tradisce il piano. Gli spettatori increduli alternano un &amp;quot;io l'avevo capito&amp;quot; a risate isteriche. Il dialogo finale fra il regista ed uno dei concorrenti si chiude con una frase di Kraus sul senso della verità (anch'essa ovviamente spuria).&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Milonghèris (storpiatura di Milonguèros, coniata da un amico che si vantava di essere, in un certo senso &amp;quot;puro&amp;quot;) è stato uno spettacolo a mio parere molto importante. La qualità degli artisti coinvolti, (4 su 6 assolutamente non professionisti, 2 attori semiprofessionisti) era molto elevata; per la naturalità con cui si mostravano in scena, in un plot volutamente lasciato lasso, ma non impreciso; una digressione drammatica che si riempiva anche di momenti inattesi, a volte causati dal pubblico stesso (una signora che grida &amp;quot;basta parlare, vogliamo la gara !&amp;quot; è caso emblematico).&lt;br/&gt;Un'esperienza che mi ha lasciato il senso della possibilità di un nuovo teatro civile, non gridato ma sottilmente critico, anche rischiando di apparire collaborazionista.</description>
      <enclosure url="http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_I_Milongheris_files/I%20milongheris%20046.jpg" length="122048" type="image/jpeg"/>
    </item>
    <item>
      <title>generatio#4</title>
      <link>http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_generatio4.html</link>
      <guid isPermaLink="false">e6c103a8-245f-4077-a81c-d8cbe33a9134</guid>
      <pubDate>Mon, 25 May 2009 21:00:31 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_generatio4_files/DSCN0106.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.meditango.com/shows/Blog/Media/object018_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:254px; height:135px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;generatio#4. de generatione et corruptione&lt;br/&gt;prod. MDTCmeditango per meditangofesitval 2006&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La MDTC Meditango, all'interno del II Meditangofestival di Roma, in scena nella Capitale dal 2 dicembre fino al 6 gennaio 2007, presenta, nei giorni 29 e 30 dicembre, il quarto capitolo del ciclo generatio, installazioni drammaturgiche nate nel 2003, dedicate al tema della generazione: generatio#4. de generatione et corruptione.&lt;br/&gt;Generatio#1 è nato dall’idea di invertire la vita di una donna dalla morte alla nascita, generatio#2 è stato dedicato alla generazione della follia, in un Macbeth senza parole e tutto al femminile; generatio#3 una reazione allo strapotere del corpo e dell’attore, in una installazione di luci, video e colori dedicata alla generazione dei concetti. Al centro della vicenda di questo quarto capitolo di generatio, Cartesio, filosofo della mente che discute della sua piccola bambina morta, un’anima, una bambola, un modernissimo criminale biondo platino che discute con un fauno uomodonna ed un’incursione finale di un nuovo cristo felice di farsi crocefiggere di nuovo. La vicenda umana di Renè Descartes (Renato Cartesio), celebre filosofo ed alchimista, ruota tutta, potremmo dire, attorno alla redazione minuziosa della propria vita emotiva ed intellettuale contenuta in un Diario, una sorta di confessione psicoanalitica ante litteram.  In esso sono riportati sogni, dettagli personali, emozioni. E il racconto della tragedia di una figlia, Francine, nata illegittima, della quale il filosofo si prese cura e che morì di scarlattina a soli cinque anni.  Da quel giorno la sua vita cambiò radicalmente. Accanto ai grandi progetti filosofici rimasti celebri che da quel momento tragico scaturirono, il filosofo si adoperò alla costruzione, in voga in quegli anni, di un automa che, secondo la cronaca d’allora, riucisse a compiere autonomamente alcune funzioni meccaniche e vitali quali deglutire e triturare i cibi. Questa “bambola” venne però scoperta dal capitano di una nave, durante uno dei viaggi del filosofo, e gettata in mare con orrore. Finisce così per Cartesio lo sforzo di creazione di un essere umano artificiale. Ovviamente la bambola si chiamava Francine. Il tentativo di “sostituirsi a Dio nella creazione”, così presente in tanta letteratura, reclama, come una vendetta, il ritorno di Cristo, come una figura aspra e sarcastica; a rinsaldare il rapporto fra uomo e Dio, rimarcandone violentemente i confini.&lt;br/&gt;Alchimia, trasformazione dei corpi in un teatro fisico e parlato, meccanico e scioccante. Metafisica ed estetica grottesca. Cinque attori danno vita ad una piecè slabbrata, inconclusa sul tema del rapporto tra corpo e parola, spirito e carne. Spettacolo non spettacolo, nel clima e nella cifra di generatio, nel quale il corpo è posto per essere dimenticato, attraverso parole che avevamo dimenticato.&lt;br/&gt;durata: 38' Testi e regia di Alex Cantarelli&lt;br/&gt;Cartesio R. Riccardo Monitillo Cristo Mimma Mercurio Pizia Claudia Genolini Thanatos Aurora Fiorellino Eros Salvo Gibilisco Francine Susanna De Renzi&lt;br/&gt;Oggettistica Giancarlo Genco ed Elisabetta Biagiotti Scenografia Massimo Scarinzi Trucco Ian Kurtoc&lt;br/&gt;</description>
      <enclosure url="http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_generatio4_files/DSCN0106.jpg" length="80570" type="image/jpeg"/>
    </item>
    <item>
      <title>Tango Niuru</title>
      <link>http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_Tango_Niuru.html</link>
      <guid isPermaLink="false">8bb04b98-3ce1-4363-8599-d8ef05e146a2</guid>
      <pubDate>Mon, 25 May 2009 16:31:25 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_Tango_Niuru_files/tangoniuru1.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.meditango.com/shows/Blog/Media/object059_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:255px; height:181px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Tango Niuru. Niuru come nero, come magma, come materia che continua a fuoriuscire, come tensione cupa che desidera di divenire luce, parola, danza. E Tango Niuru come idea di una lontananza. Lo spettacolo è un flusso incontrollato di emozioni, attraverso interventi di musica, danza e prosa, in lingua siciliana, lingua di terra lacerata dalle fughe e dalle dominazioni. Lingua gioiosa ed intensa che si manifesta come prototipo drammatico della riflessione poetica sulla separazione.  Tangu Niuru è il Tango dal punto di vista della terra che si è lasciata, non di quella che si è raggiunta. Dal punto di vista di chi non è partito per l'Argentina, ma che mostra, pur a migliaia di miglia di distanza, il medesimo sentire di chi è partito, le sue forme arcaiche, tradizionali, goffe e liriche.  Ed ecco che d'incanto i personaggi che animano la letteratura del Tango si impegnano a trasformarsi e a tradursi nella lingua dei loro padri e della loro terra lontana e non casuale. E proprio nella traslitterazione nel Tango, narrato, danzato e cantato, la lontananza specifica dalla terra diviene lontananza strutturale endemica, generale ed irresolvibile. &amp;quot;Lontananze&amp;quot; quindi, in un plurale che è descrizione della stessa precaria e solitaria natura umana. Lo spettacolo è un omaggio a tutti coloro che restano, che non partono, che si accontentano della fortuna che hanno. Ed inoltre, e principalmente, a coloro che hanno dato la vita perchè la Sicilia ed il mondo intero cambiassero. E che, evidentemente, non si sono accontentati.&lt;br/&gt;&amp;quot;A Palermo si dice: per dimostrare di essere onesti bisogna morire. A questa città vorrei dire: gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali. Continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.&amp;quot; (Giovanni Falcone)&lt;br/&gt;&amp;quot;Shhhh..! Mi muriu una... Che fa ancora non vuoi ballare? Manco la conoscevo! Era una che ci piaceva ballari, ma non ballava mai!  Volò dalla finestra ! Mischina!?!  Era figlia di genti mafiosa,e forse pure un poco lei,suo padre era mafioso,mafioso vero, per cui lo scannarono e lei se la dovette chiantare! E pure suo fratello era mafioso, mafioso vero, per cui lo scannarono pure a lui e lei...questa volta non se l'è voluta chiantare!  Che dici? Allora se ne andò da un giudice e ci cominciò a raccontare tutti cosi, ci raccontava di suo padre, ci raccontava di suo fratello, ci raccontava di tutti quelli che conosceva, e più quella ci raccontava, più i pirsone ci dicevano 'nfami, i suoi amici la chiamavano 'nfami, i suoi parenti la chiamavano 'nfami , sua matre...sua matre manco la chiamava più, in nessuna maniera. Che dici?  Ma una domenica il giudice lo scannarono, come a quell'altro amico suo, e come a quegli altri che non lo dovevano fare scannare. &lt;br/&gt;E quella pensò: che mai più, manco tra mille anni, c'era musica che poteva ballare&amp;quot;.&lt;br/&gt;</description>
      <enclosure url="http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_Tango_Niuru_files/tangoniuru1.jpg" length="32825" type="image/jpeg"/>
    </item>
    <item>
      <title>TangoBlanco</title>
      <link>http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_TangoBlanco.html</link>
      <guid isPermaLink="false">5e2928e6-9870-47c7-b087-5c303d1af141</guid>
      <pubDate>Mon, 25 May 2009 13:45:52 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_TangoBlanco_files/tangoblanco2.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.meditango.com/shows/Blog/Media/object028_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:254px; height:176px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Uno spettacolo deve far ridere o piangere. Pensare no, semmai dopo.  Gli spettatori sono accolti da un simil Jimi Hendrix che suona un Choclo disperatamente bellico, ricordandoci che anche noi siamo ancora in guerra. Per certe cose il tempo non passa. Pensare, dopo.  Tango metropolitano, che segue i ritmi della giornata in cui tutti corriamo, ma chissà dove. Ma poi andiamo a teatro e vogliamo stare seduti, comodi, ovattati. Poi il tango di strada ci piace solo a Buenos Aires, dove mediocri ballerini improvvisano lungo le viuzze della Boca. Il Tango ripulito e istericamente sensuale troneggia nei grandi teatri. Ma quelle cose a noi ci fanno un po’ ridere. Per questo abbiamo proposto il nostro Tango, fatto di gambe e parole, di visi e gesti, di scale e cemento, in un sotterraneo enorme. Gli spettatori sono in piedi. Se si seccano, che se ne vadano. Se sono ammaliati, che rimangano. Niente mezze misure.  Il pubblico, in teatro, è un corpo unico. Se uno applaude, lo fanno tutti. Da noi no. Ci sarà chi vede e chi vede meno. Il pubblico deve farsi furbo. Chi commenterà. Chi riderà mentre un altro piange. E l’applauso di un ala non necessariamente si trasferirà all’altra. I nostri vestiti saranno come i vostri. Solo i visi diversi. Abbiamo il progetto di una trilogia, mi dico, a volte. Vuol dire tante cose. Vuol dire un lungo progetto, in fieri. Abbiamo strappato ad una tradizione culturale tre grandi valori. Libertà per noi significava amore. L’ eguaglianza è bianca e TANGOBLANCO vuole mostrare come solo l’amore profondo, quello che non ci fa tacere davanti a nulla, neanche ad un omicidio di mafia, può stravolgere l’eguaglianza di tutti con tutti, la conformità, l’uniformità, la serialità. Campeggiano ritratti di Carlos Gardel in stile Warhol. Tutti uguali e diversi. Eguaglianza non è cosa buona, insomma. Il milonguero, quel caricaturale personaggio che si presenta al turista, quello che non insegna perché tutto viene dal corazon, si ritiene diversissimo da tutti. Ma vagli a dire che allora la tradizione del Tango non esiste, se tutti sono diversi da tutti. Ci faranno causa, perché nel nostro spettacolo saranno figure ridicole. Da noi la Balada para un Loco è uno scioglilingua. Da noi la milonga è un tragicomico gioco al massacro. Da noi El dia que me quieras è cantato da boy bands. E da noi parlano gli angeli. Parlano alla nostra disperazione ed inettitudine. Nella speranza di uscirne diversi, finalmente diversi. &lt;br/&gt; La storia d'amore.&lt;br/&gt;Conosco due che si amavano alla follia. Si scoprivano, ogni giorno che passava sempre più simili. Hanno gli stessi gusti. Ma al momento di innamorarsi non sapevano nulla l'uno dell'altro. Intuizioni. Si conoscono e si amano, si amano e scoprono di essere affini. Magari per qualcuno può essere un peso. Un mio amico diceva di volere sempre una persona diversissima da lui. Per altri non è così. Per loro non era così. Loro si amavano scoprendosi uguali. E si somigliavano. Qualcuno dice che ci si somiglia stando insieme, ma è cosa che accade dopo tanto tempo. Per loro no. E si amavano carnalmente. Da subito. Se uno dei due si allontanava, anche per andare in un'altra stanza, l'altro provava una mancanza fortissima. E la comunicava. E l'altro era felice perché pensava che avrebbe voluto sentirsi dire tutto. Che non c'era cosa al mondo che non voleva che gli si dicesse. E che sempre si trovava d'accordo. Ma profondamente. Discutevano. Ma alla fine della discussione erano d'accordo. Non c'era posto al mondo in cui uno dei due fosse stato che non diventava per l'altro una meta fantastica dove arrivare al più presto. Avevano fatto studi diversi, ma con un comune sentire. Una sera, con la finestra aperta sul cielo mite di fine giugno, si guardarono negli occhi e lui disse a lei: &amp;quot;...pensavo. Che io e te siamo uguali&amp;quot;.  Un giorno lei chiede a lui di tornare a casa della sua vecchia nonna, ormai morta, a prendere degli oggetti. Lui si fa carico del favore e volentieri entra nella casa. Percorre le stanze con un senso di strano piacere. Ad un tratto l'occhio gli cade su una foto. Dietro la nonna, giovane, un palazzo, una porta che lui riconosce. Un'immagine d'infanzia. Un lampo. Nella seconda stanza, su una poltrona, un vecchio scialle. Secondo lampo. Il giorno dopo, con una scusa, decide di tornare nel paese dove era nato. Mai ci era tornato perché lontano e perché, come spiegavano i suoi, non c'era più niente o nessuno. Entra in Comune, chiede di poter vedere gli atti di nascita. &amp;quot;3 Ottobre 1968&amp;quot; dice al messo. Il messo dice i nomi dei genitori. Ma non sono quelli. Non sono i miei genitori questi, dice lui. Cioè il cognome è giusto, sì ma il nome no e mia madre non è questa donna che dice lei. Il messo conferma. E aggiunge: &amp;quot;Forse allora non saprà neanche che lei non è l'unico nato da quel parto. C'era anche una bambina&amp;quot;.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Manuela Ventura   aiuto regia  MIMMA MERCURIO ALEX CANTARELLI e, nelle repliche del 2004  MANUELA VENTURA, FRANCESCA DEL BUONO, DANIEL MONTAÑO, MANUEL LODOVICI, MATILDE BECCARIA, SAMANTHA DI PAOLO, PINO BONGIORNO nelle repliche del 2005 MARIO STEFANO PIETRODARCHI, MANUELA VENTURA, DANIEL MONTANO, FRANCESCA DEL BUONO, MARCELO ALVAREZ, SABRINA AMATO, LINO AVENDOLA, SIMONETTA CENTI, GIAMPIERO SPADONI, LARA PUZ, SALVO GIBILISCO&lt;br/&gt;</description>
      <enclosure url="http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_TangoBlanco_files/tangoblanco2.jpg" length="352186" type="image/jpeg"/>
    </item>
    <item>
      <title>L.A.N.C.C.I.T.</title>
      <link>http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_L.A.N.C.C.I.T..html</link>
      <guid isPermaLink="false">eb942f9a-c825-4562-be66-1b73c54ca295</guid>
      <pubDate>Mon, 25 May 2009 10:30:29 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_L.A.N.C.C.I.T._files/lartenoncentra.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.meditango.com/shows/Blog/Media/object021_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:254px; height:129px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt; </description>
      <enclosure url="http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_L.A.N.C.C.I.T._files/lartenoncentra.jpg" length="34111" type="image/jpeg"/>
    </item>
    <item>
      <title>C.P.F.&#13;Cinque atti unici per un vero teatro di finzione</title>
      <link>http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_C.P.F..html</link>
      <guid isPermaLink="false">f77cfa97-2d65-464a-ab58-264a7b4439d3</guid>
      <pubDate>Mon, 25 May 2009 01:40:50 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_C.P.F._files/DSC01260.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.meditango.com/shows/Blog/Media/object022_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:254px; height:135px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Lavoro teatrale di Alex Cantarelli.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
      <enclosure url="http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_C.P.F._files/DSC01260.jpg" length="141918" type="image/jpeg"/>
    </item>
    <item>
      <title>BBR</title>
      <link>http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_BBR.html</link>
      <guid isPermaLink="false">a07c91aa-0ac8-44b2-a42a-3a2fc8aa84df</guid>
      <pubDate>Mon, 25 May 2009 01:22:56 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_BBR_files/Immagine%201444.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.meditango.com/shows/Blog/Media/object023_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:254px; height:135px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;BluBlancoRosso&lt;br/&gt;Tres Colores. Il nostos. &lt;br/&gt;3° meditangofestival 2007&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Le note di regia sono per consuetudine note preparatorie. Nel nostro lavoro si approssimano invece al debutto, quasi un commento a caldo su l’ultimissima prova. &lt;br/&gt;Nell’assistere a Blu mi ritorna chiaro il senso drammatico e quasi fuori dal mondo e dal tempo che ho voluto dare all’amore. Mi risuona l’impatto amniotico del velatino, anticipato dalla pioggia, dalla marina Odissea (tema del tre, il ritorno, i tre colori); mi stordisce il diaframma che mostra e non mostra. La tensione del suono, il brano-non brano di Harris vi si colloca magnificamente, poi la tensione della Lycra nera, i pensieri detti e non detti, il ricollocarsi nel mondo dello scenario quando le note di Film Blu gridano che &amp;quot;il più importante è l'amore&amp;quot;.&lt;br/&gt;Blanco è nudo, di nuovo scena viva. Tutto sembra voler essere uguale a tutto, per comodità, o naturalità negativa; ma non in teatro, noi qui abbiamo la responsabilità di distinguere, di canzonare, di far stridere la tradizione; il &amp;quot;loco&amp;quot; di Ferrer è uno scioglilingua in cui suono e senso si mescolano, l'omicidio non ha proprio un motivo e questo ci disturba, fatichiamo a trovarne un senso. E tutto si chiude nell’amore, di nuovo, quello che nell'atto stesso di porsi distingue, rende tutto infinitamente unico e vero. &lt;br/&gt;Rosso capitola di nuovo nel pessimismo che non credevo di avere, ma che ritrovo e mi spaventa. Il politico proclama uguaglianza di sangue, ma è un automa, come se le parole, quelle con un senso, fossero ormai finite. Di lì il viaggio, nel corpo, nel mondo, nella musica, alla ricerca di qualcosa che ci unisca, e che forse non abbiamo trovato. Una inquietante fraternité, aspettando la notte.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;BLU Pioggia, Odissea.  Breathe (The Prodigy) Inharmonicity (Ross Harris, Xenia Pestova, piano)  Afiches (Adriana Varela)  Icky thump (da un altro luogo) (The White Stripes)  Pasional (Aureliano Tango Club)  Parole d’amore  Soneto (Adriana Varela)  Song For The Unification of Europe (Zbigniew Preisner) &lt;br/&gt;BLANCO  La storia d’amore.  La chiflada (Orq.Tipica Armenonville)  Balada para un loco (A.Piazzolla, H.Ferrer)  Uomini, sparo.  La Favorita.  Il matrimonio  Romeo, Romeo...  La Mulateada (C.Di Sarli)  La diseguaglianza. &lt;br/&gt;ROSSO  Il politico.  Mezzanine (Massive Attack)  My life (Nusrat Fateh Alì Khan)  One nite alone (Prince)  Drao (C.Veloso)  Paris Concert, 1988, I (K.Jarrett) La Rayuela (Orq. Fernandez Fierro)  Escualo (A.Piazzolla)  Waiting for the night (Depeche Mode) &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;BLUBLANCOROSSO Tres Colores regia di Alex Cantarelli con Alex Cantarelli Mimma Mercurio Michele Usoni Mara Maranzana e con Armando Tatafiore, Romina Romano, Roberto Corsano, Federica Mercuri, Federica Mazzeo meditango è Arianna Farabollini, Lara Puz, Salvo Gibilisco,Silvia Correggia, Stefano Testa e Gigi Barulli, Lucia Piloni Testi, luci, coreografie e regia di Alex Cantarelli Durata: 1h 45’ senza intervallo Prod. MDTCMeditango 3° International Tango Festival TEATRO POLITECNICO, Roma </description>
      <enclosure url="http://www.meditango.com/shows/Blog/Voci/2009/5/25_BBR_files/Immagine%201444.jpg" length="69239" type="image/jpeg"/>
    </item>
  </channel>
</rss>

