La storia d'amore.
[Due attori, un uomo ed una donna si alternano senza soluzione, entrando ed uscendo da un ambiente-scatola]

Conosco due che si amavano alla follia. Si scoprivano, ogni giorno che passava sempre più simili. Hanno gli stessi gusti. Ma al momento di innamorarsi non sapevano nulla l'uno dell'altro. Intuizioni. Si conoscono e si amano, si amano e scoprono di essere affini. Magari per qualcuno può essere un peso. Un mio amico ad esempio diceva di volere sempre una persona diversissima da lui. Per altri non è così. Per loro non era così. Loro si amavano scoprendosi uguali.

E si somigliavano. Qualcuno dice che ci si somiglia stando insieme, ma è cosa che accade dopo tanto tempo. Per loro no. E si amavano carnalmente. Da subito. Se uno dei due si allontanava, anche per andare in un'altra stanza, l'altro provava una mancanza fortissima. E la comunicava. E l'altro era felice perché pensava che avrebbe voluto sentirsi dire tutto. Che non c'era cosa al mondo che non voleva che gli si dicesse. E che sempre si trovava d'accordo. Ma profondamente. Discutevano. Ma alla fine della discussione erano d'accordo. Non c'era posto al mondo

in cui uno dei due fosse stato che non diventava per l'altro una meta fantastica dove arrivare al più presto. Avevano fatto studi diversi, ma con un comune sentire. Una sera,

con la finestra aperta sul cielo mite di fine giugno, si guardarono negli occhi e lui disse a lei:

"...pensavo. Che io e te siamo uguali".

Un giorno lei chiede a lui di tornare a casa della sua vecchia nonna, ormai morta, a prendere degli oggetti. Lui si fa carico del favore e volentieri

entra nella casa. Percorre le stanze con un senso di strano piacere. Ad un tratto l'occhio gli cade su una foto. Dietro la nonna, giovane, un palazzo, una porta che lui riconosce. Un'immagine d'infanzia. Un lampo. Nella seconda stanza, su una poltrona, un vecchio scialle. Secondo lampo.

Il giorno dopo, con una scusa, decide di tornare nel paese dove era nato.

Mai ci era tornato perché lontano e perché, come spiegavano i suoi, non c'era più niente o nessuno. Entra in Comune, chiede di poter vedere gli atti di nascita. "3 Ottobre 1968" dice al messo. Il messo dice i nomi dei genitori. Ma non sono quelli. Non sono i miei genitori questi, dice lui. Cioè il cognome è giusto, sì ma il nome no, e mia madre non è questa donna che dice lei. Il messo conferma. E aggiunge: "Forse allora non saprà neanche che lei non è l'unico nato da quel parto. C'era anche una bambina".