Il delirio del chirurgo alchimista.
Ho ucciso tutti gli altri occhi
tranne i tuoi, grandi e del colore di qualche mare
ho tagliato via dai visi le bocche, tranne la tua
perché il tuo viso era il suo posto.
Ho tranciato di netto tutte le altre orecchie
perché nessuno, tranne te potesse udire il mio amore,
Ho sezionato corpi e trachee
di tutti ma non la tua, perché il tuo respiro
continuasse a giungermi, delizioso.
Ho strappato cuori divaricando petti
con mani avide e rosse li ho innalzati
ma ogni cuore che sanguinava e non cessava di battere
mi riportava al tuo
battente e puro nell'ansa dolce del tuo petto.
Ho estirpato pance e dolci attese
e nel cavare ho ammirato chi non aveva avuto luce
ma ad ogni sangue comune il lampo
il ruotare la testa nel pensiero
andava al mio seme ed al tuo, e al loro comune sogno.
Ho sradicato arti, mani che a te ho invece lasciato
perchè mi salutassero al ritorno
e gambe che corressero lontano
laddove io ero, con te, ad aspettarti.
E tutti ho riunito in uno, perché ogni parte si completasse di nuovo.
Con veemenza poi ho scritto sulla fronte di questo ammasso
il tuo nome, e l'ho gridato
come formula che desse vita
per ritrovarti completamente mia, da me creata.
Ma il tuo respiro non arrivò
e i tuoi occhi erano altrove, unici
e mai alcun gesto poteva ripeterli.
Ho ucciso tutti gli altri, invano
Solo te, solo te
ho lasciata intatta, membra su membra
perché potessi, sola, vedere ora il mio scempio
e la mia condanna di non vederti viva.