La bambola che vive

[Una voce, meccanica, sottolinea l'immobilità di una bambola, vestita a nozze, sorretta. E' Francine, automa creato da Cartesio perchè rivivesse la sua unica figlia, morta bambina.]

Ho smesso di sentire, non di pensare, no, che quello serve, serve eccome, per dirsi di non sentire, di non andare a fondo, o di andare in un'altra direzione. Sono come quella bambola, eppure dio mi ha fatto di carne, ossa, muscoli, sangue, saliva, ventre, piedi, mani. Non me li ha fatti un uomo, prova ne sia la mia autosufficienza reale, non necessito di carica o di energia che non sia quella che io stessa mi do per non morire, di fame di sete, la morte me la scelgo, l'ho scelta, la piccola morte, quella che gli altri non vedono, sono maestra assoluta nell'arte di piangere in silenzio, ho il dono della finzione e se un premio esistesse io lo vincerei per un decennio almeno, prima di sparire, perché così il fisico si logora assai, non c'è bisogno che lo chiarisca ulteriormente.
Ho il cuore della bambola, ovvero il cuore dell'animale di razza inferiore, organo pulsante ma non più metafora di sentimenti, no, l'ho inciso perché ne sgorgasse il di più e rimanesse quanto necessario per la normale circolazione. Sono senza nulla, dispongo di mani ma non stringo, di piedi ma non corro. Ho una bocca, ma non può né baci né parole che non siano segni di cose che tutti vedono, le mie parole non si staccano mai dalla realtà, si soffermano alla visione degli occhi, ho pensieri automatici, visioni automatiche. Ho seni inutili e sesso perfettamente funzionante e vuoto, ho fianchi che non ondeggiano ma procedono dritti e così le gambe, coperte e lunghe solo per arrivare prima nel posto del dovere.
Bambola sono, mio malgrado e tuttavia per benedizione.